On. Gasparri, ci permetta di iniziare questa intervista con un elogio alla sua efficienza telematica ed a quella del suo Ufficio stampa. Il nostro portale cerca da più di un anno di dimostrare come il web possa essere lo strumento che avvicina la politica al cittadino e, nella nostra esperienza, lei è stato – insieme al Ministro di Pietro – l’unico parlamentare che ha risposto alla nostra richiesta di intervista via mail nell’arco della stessa giornata. Ben pochi – tra i quali segnaliamo il Ministro Chiti – si sono dimostrati così disponibili mentre molti, purtroppo, non rispondono alle e-mail o, forse, nemmeno le leggono. Lei che ne pensa del rapporto attuale tra politica e web?
Farei una distinzione sui modi di utilizzo della rete. Non sfugge a nessuno la visibilità che può dare internet. I parlamentari italiani hanno quasi tutti un proprio sito web. La differenza sta nell’utilizzo. La rete, che dovrebbe essere per antonomasia il luogo dello scambio, spesso finisce con l’essere un mero bacino di contenuti. Se poi si aggiunge che in molti affidano ad una società la gestione del sito e non sono neanche gli autori dei contenuti stessi, allora le potenzialità e le funzioni della grande rete sono travisate.
Quale sarà, alle prossime elezioni politiche, il ruolo del web?
Il vento dell’antipolitica è stato, in fondo, molto alimentato anche da internet. Ciò che non si è detto attraverso i media tradizionali, è stato riversato o ‘postato’ in blog. E ci si interroga persino se sia nella grande rete il sesto potere. La mia resta una posizione di equilibrio tra le parti. Ci sono ottimi siti internet che danno informazioni seri e vere e che non escludo a priori possano solleticare e stimolare l’elettore, anche nel prendere una posizione politica. Tuttavia credo che alla fine sia il contatto con la gente a pagare. Se non si va nelle piazze, non ci si espone con la propria faccia, la credibilità resta pari a zero. Così come i voti accumulati
Naviga mai nei siti e/o nei portali politici, e nei blog politici? Che giudizio ne dà?
Sono un buon internauta. Cerco informazioni e notizie, ma devo dire che raramente mi appassiono ai blog e quasi mai sono stato incuriosito dal visitare i siti dei miei colleghi. Trovo invece molto interessanti alcuni portali o riviste on-line che, come quella della mia associazione, che offrono contenuti anche non di carattere esclusivamente politico.
Quanto è importante, per lei, il suo sito www.gasparri.it?
Ho avuto il primo incontro con la rete ben 13 anni fa. Fu molto entusiasmante. Ne nacque anche un gruppo di persone, conosciute in rete, con interessi comuni. Si formò il primo team di internauti della destra, dei veri e propri “militanti della e nella rete”. Un sito internet personale era il naturale approdo per me che avevo iniziato con navigazioni tempestose, almeno per le difficoltà di connessione. Gli sono molto affezionato. E devo dire che la gente lo segue, lo apprezza, lo consulta quando vuol sapere in quale parte d’Italia sarà a portare il mio contributo.
Veniamo all’attualità politica: se il parlamento non troverà una intesa trasversale, a maggio 2008 verranno indetti i tre referendum di riforma della Legge Elettorale. Lei pensa che si riesca ad evitarli?
Ho sempre sostenuto che il referendum era una strada utile, non certo l’unica per modificare la legge elettorale. Se l’ostracismo della maggioranza continua, allora dubito che si possa trovare un accordo e in questo caso il referendum è l’ultima ma inevitabile spiaggia. Un peccato, ma non un danno. Anche se il rafforzamento del bipolarismo e la definizione ex ante della coalizione potrebbero essere garantiti anche semplicemente rivedendo la legge elettorale vigente.
PoliticaLink ha elaborato (n.d.r., la invitiamo a leggerla, si trova al link http://www.politicalink.it/sindaco_d_italia.htm) una proposta di riforma della legge elettorale dal nome “Eleggiamo il Sindaco d’Italia” che prevede anche un ritocco alla costituzione ed equipara il sistema elettorale a quello che ha dimostrato di funzionare nei comuni, con la diminuzione del numero dei parlamentari, l’elezione diretta a doppio turno del premier, la diminuzione dei gruppi parlamentari ed una scheda unica per eleggere camera e senato, con premio di maggioranza che scatta in entrambi i rami del parlamento? Che ne pensa della nostra proposta, che tra l’altro recepisce i tre “paletti” fissati da Berlusconi, Fini e Bossi?
Il fatto stesso che vi siate impegnati a stilare una proposta di riforma della legge elettorale è sintomatica della necessità di cambiamento che avvertono i cittadini. Pieno accordo sull’elezione diretta del premier. Nessuna preclusione al premio di maggioranza. Peccato che l’accordo non possiamo farlo solo tra di noi…
Tra il “Sindaco d’Italia”, la “bozza Calderoli”, la “bozza Chiti”, il “modello tedesco” e la vecchia “Mattarellum” quale formula preferisce? In questa fase, nessuna delle proposte può essere considerata l’unica valida. Va preso il meglio di ciascuna, con chiaro un solo obiettivo: i partiti non possono chiedere le mani libere per stabilire le alleanza dopo il voto. Il sistema deve garantire all’elettore la scelta di un governo. Si devono formare delle coalizioni e si deve indicare un premier. Nessuno si illuda che vi siano spazi per tentativi di restaurazione neocentrista, che non sono condivisi neanche dai cittadini che gradiscono il bipolarismo nelle sue diverse forme elettorali.
Se cadesse il Governo Prodi, sarebbe meglio rischiare di andare al voto con la legge elettorale attuale o meglio dar vita ad un “governo delle riforme istituzionali” per modificare le regole del gioco ed andare al voto dopo un anno? Se Prodi cade, si va a votare subito. Con questa legge elettorale. Il governo già ora si tiene in vita con il respiratore artificiale. E’ troppo lacerato al suo interno e troppe sono le toppe messe in poco più di un anno di governo. L’unica soluzione è staccare la spina subito. bastano poche apprezzabili modifiche alla legge attuale e si può ridare la parola agli elettori.
Alleanza Nazionale ha più volte spronato Berlusconi e Bossi a far nascere il Partito Unico del Centrodestra. Lei ritiene siano i maturi i tempi per la nascita del partito unico o no?
I tempi sono più che maturi e in questi ultimi mesi abbiamo dato un’accelerata considerevole in tal senso. E’ ovvio che il passaggio non può essere immediato ma graduale. E in questa tempistica An include anche la fase intermedia della federazione di partiti.
Si immagini di dover scegliere un nome per il Partito unico del Centrodestra: quale proporrebbe?
Il titolo è l’ultima cosa. Anche perché quello che finora è circolato, il Partito delle Libertà, potrebbe essere tanto semplice quanto il più efficace. Vedremo.
L’Udc e l’Udeur dovrebbero stare dentro questa nuova formazione politica?
Non possiamo confondere l’Udc di Casini con l’Udeur di Mastella. Con il primo nella Cdl abbiamo affrontato tante battaglie. Cinque anni di governo in cui non sono mancate le divergenze, ma ampiamente superate dalle cose fatte in sintonia. L’Udc è e credo resterà sempre un partito che si identifica con la storia e i valori del centrodestra. Di certo non si può dire lo stesso dell’Udeur.
Dalla sua “discesa in campo” nel 1994, sia allora che nel 1996, 2001 e 2006 Berlusconi è stato il candidato Presidente del Consiglio del centrodestra. Sono maturi i tempi di un ricambio generazionale? E quelli per applicare le primarie per la scelta del leader del Centrodestra da opporre, presumibilmente, a Veltroni alle prossime elezioni politiche?
Berlusconi è il leader del centrodestra. Se si andasse a votare adesso, lui sarebbe il nostro candidato premier. Questa storia dell’età è un falso problema. In Italia non si può diventare Presidente della Repubblica se non si è raggiunta una certa età. Al Senato i senatori a vita sono un’istituzione che proprio al governo Prodi ha dato una mano per garantire la sopravvivenza. O si cambia tutto il sistema, oppure non ha senso additare l’età del candidato premier di questa o quella coalizione.
Nel frattempo, Alleanza Nazionale, dopo la fuoriuscita di Domenico Fisichella ed Alessandra Mussolini, ha visto andar via anche Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Si può immaginare ad un partito in crisi di identità, allarmarsi, o sono da classificare come le scelte personali di quattro singoli esponenti politici?
La scelta di uscire da An è personale. Io stesso non sempre ho condiviso le scelte del mio partito e l’ho pubblicamente detto. Non per questo ho mai pensato di andar via. Oggi, in ogni caso, preferisco andare oltre, nella speranza di arrivare ad un partito più ampio che comprenda tutto il centrodestra, e nel quale a volte si va più d’accordo con uno, altre volte con un altro. Ed allora potremmo ritrovarci anche con Storace.
Nel 2008 vi sarà a Roma un buon test politico, con il rinnovo della Provincia di Roma. Per il centrosinistra appare scontata la ricandidatura di Enrico Gasbarra, divenuto uno dei leader del Partito Democratico nel Lazio. A destra si sono avanzate finora le candidature di Luciano Ciocchetti, Udc, e di Teodoro Buontempo, ex An ed ora in “La destra”. Chi ritiene, tra i due, il candidato migliore da contrapporre a Gasbarra? O ne può suggerire un terzo, magari di An?
La situazione politica nazionale è talmente critica che per quanto vicine le elezioni provinciali sembrano lontane. Non ho ancora la dimensione di quello che potrebbe accadere, né di quali possano essere i candidati da contrapporre a Gasbarra. Di certo serve un nome forte, un personaggio di spessore che possa scardinare il tridente comune-provincia-regione.
Di questi tempi va di moda l’anti politica: Beppe Grillo è solo il più forte e dirompente esempio di scollamento tra la politica e la società civile che si avverte in ascesa. Lei crede che le eventuali liste Grillo possano avere successo? Giudica positivamente la sua entrata in politica? Crede che anche tra gli elettori di centrodestra abbia appeal e possa togliere voti?
Se tutto questo parlare avesse come fine ultimo la discesa in politica di Grillo sarebbe il trionfo dell’ipocrisia. La verità è che la casta vive e vegeta in ben altri settori. Nella magistratura, nelle università, nella sanità. Eppure non ci si può improvvisare medici, professori o giudici.
Lei ha una ricetta per far recuperare credibilità e consenso alla politica nei giovani e nella società civile?
Io scendo per la strada. In un anno giro quasi tutta l’Italia. Rispondo appena mi è possibile a chiunque mi cerchi. Mi guardo intorno. Provo ad ascoltare la gente. A chi mi contesta non dico di no. Vado a convegni, partecipo a manifestazioni, non faccio distinzioni d’età o ranghi. Non so se questa sia la ricetta giusta. Ma è quella in cui credo.