Votate UD, per portare in parlamento chi da anni si oppone all’aumento continuo dei prezzi”

Bordon: “Alla camera Berlusconi vincerà senza dubbio le elezioni. Al Senato? 1X2, per colpa di questa sciagurata legge elettorale”.

 

Willer Bordon

SENATORE BORDON, PERCHE’ GLI ITALIANI DOVREBBERO VOTARE IL 13 E 14 APRILE PER UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI?

Per un motivo molto semplice: si tratta di portare in parlamento la voce diretta di chi da anni si batte per tutelare i diritti dei consumatori e si oppone all’aumento continuo dei prezzi. E’ in quest’ottica che abbiamo candidato a premier Bruno De Vita, segretario generale dell?ADUSBEF, una delle storiche associazioni. Che operano in tal senso.

Anche la maggior parte dei candidati proviene dall’associazionismo che si è sempre battuto in difesa dei diritti dei cittadini consumatori, oltre all’ADUSBEF penso al CODACONS. E questo, proprio in un momento nel quale, con gli aumenti di prezzi anche dei generi di prima necessità, si dimostra il sostanziale fallimento della maggior parte degli interventi fatti in questo settore dal centrodestra e dal centrosinistra.

 

RECENTEMENTE LEI HA APERTO UN BLOG FINALIZZATO ALLA SUA CANDIDATURA A SINDACO DI ROMA. PERCHE’ HA DECISO DI RITIRARSI DALLA CORSA AL CAMPIDOGLIO E  DI APPOGGIARE FRANCESCO RUTELLI?

Perché fin dall’inizio avevo messo come condizione a me stesso di poter svolgere una campagna elettorale lunga ed impegnativa, girando tra la gente e soffermandomi per quasi un mese in ogni municipio.

Questo obiettivo è stato reso impossibile dall’Election Day. Di fronte all’impossibilità di poter mettere in atto un tale progetto in così breve tempo, ho scelto di appoggiare il candidato che poteva garantire al meglio di fare di Roma “una città europea” e che ha deciso di mettere nel suo programma (nei limiti dei poteri di un amministratore comunale), la difesa dei consumatori. Francesco Rutelli si è impegnato a farlo e d’altronde, mentre sono note le nostre passate diverse posizioni sulla gestione della politica nazionale, ho sempre dichiarato che è stato un ottimo sindaco di Roma. Quindi, sapevo e so di poter contare su un’esperienza ed una capacità già ampiamente comprovata.

 

LO SCORSO 16 GENNAIO LEI FECE UNA SCELTA CORAGGIOSA, DIMETTENDOSI DA SENATORE. ORA NON SI E’ RICANDIDATO E QUINDI NON ENTRERA’ IN PARLAMENTO. IL PRIMO MAGGIO E’ TRADIZIONE POPOLARE LA “SCAMPAGNATA” FUORI PORTA, LEI COSA FARA’ DAL GIORNO DOPO?

Quello che sto già facendo, offrendo la mia esperienza come insegnante in alcuni master universitari, scrivendo un libro – promosso e sostenuto da una delle maggiori case editrici italiane – che uscirà in ottobre e che parlerà della crisi del sistema politico italiano e in cui tratteggerò un primo manifesto per un radicale cambiamento della politica italiana.

Del resto, quando avevo presentato le mie dimissioni dal senato, avevo rilanciato l’idea che per fare politica, quella vera, occorre uscire dal palazzo. Infine, portando il mio contributo di commento ed analisi con alcune collaborazioni giornalistiche.

 

PER ESPERIENZA PERSONALE, NOI DI POLITICALINK CONOSCIAMO BENE LE SUE DOTI DI OTTIMO PRONOSTICATORE. CI DICE, SECONDO LEI, COME ANDRANNO A FINIRE QUESTE ELEZIONI?

Alla Camera non credo ci siano dubbi: vincerà ampiamente Berlusconi.

Al senato, con l’attuale legge elettorale sciagurata, le previsioni sono praticamente impossibili.

Tendenzialmente sono portato a ritenere che anche in senato Berlusconi riuscirà ad ottenere una maggioranza, ma quanto ampia è al momento impossibile da prevedere. Non è esclusa una situazione, a parti invertite, come si è verificata nella legislatura che si va concludendo e neppure un sostanziale pareggio. Con la legge attuale al senato ottenere più voti può essere inutile e le variabili sono talmente tante che l’unica previsione possibile è: 1X2 oppure, per dirla in un altro modo, siamo al terno al lotto!

 

ULTIMA DOMANDA: LEI, CON SEGNI, ALEMANNO, PARISI, GUZZETTA E BOCCHINO, E’ STATO UNO DEI CONSEGNATARI DELLE FIRME PER IL REFERENDUM SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE. CHE NE PENSA DELLA PROPOSTA DEL “SINDACO D’ITALIA” AVANZATA DA POLITICALINK CHE DOPO LE ELEZIONI SIAMO INTENZIONATI A RILANCIARE?

Al di là delle semplificazioni mediatiche e degli slogan più o meno ben riusciti (come il “sindaco d’Italia” appunto), quello che occorre è rafforzare drasticamente il potere del premier e dargli la possibilità di governare, ma occorre anche dare certezze all’opposizione.

Del resto, nell’unico sistema veramente presidenziale al mondo, quello statunitense, dove esiste di sicuro il più forte potere esecutivo, vi è al contempo il più forte parlamento, in un’ottica di “check and bilance” che è l’unica che può permettere di avere efficienza e controllo democratico.

Gasparri (An): “Sono maturi i tempi del “Partito delle Libertà”. Porte aperte all’Udc, partito che si identifica con la storia e i valori del centrodestra. Di certo non si può dire lo stesso dell’Udeur.”

On. Gasparri, ci permetta di iniziare questa intervista con un elogio alla sua efficienza telematica ed a quella del suo Ufficio stampa. Il nostro portale cerca da più di un anno di dimostrare come il web possa essere lo strumento che avvicina la politica al cittadino e, nella nostra esperienza, lei è stato – insieme al Ministro di Pietro – l’unico parlamentare che ha risposto alla nostra richiesta di intervista via mail nell’arco della stessa giornata. Ben pochi – tra i quali segnaliamo il Ministro Chiti – si sono dimostrati così disponibili mentre molti, purtroppo, non rispondono alle e-mail o, forse, nemmeno le leggono. Lei che ne pensa del rapporto attuale tra politica e web?

Farei una distinzione sui modi di utilizzo della rete. Non sfugge a nessuno la visibilità che può dare internet. I parlamentari italiani hanno quasi tutti un proprio sito web. La differenza sta nell’utilizzo. La rete, che dovrebbe essere per antonomasia il luogo dello scambio, spesso finisce con l’essere un mero bacino di contenuti. Se poi si aggiunge che in molti affidano ad una società la gestione del sito e non sono neanche gli autori dei contenuti stessi, allora le potenzialità e le funzioni della grande rete sono travisate.

Quale sarà, alle prossime elezioni politiche, il ruolo del web?

Il vento dell’antipolitica è stato, in fondo, molto alimentato anche da internet. Ciò che non si è detto attraverso i media tradizionali, è stato riversato o ‘postato’ in blog. E ci si interroga persino se sia nella grande rete il sesto potere. La mia resta una posizione di equilibrio tra le parti. Ci sono ottimi siti internet che danno informazioni seri e vere e che non escludo a priori possano solleticare e stimolare l’elettore, anche nel prendere una posizione politica. Tuttavia credo che alla fine sia il contatto con la gente a pagare. Se non si va nelle piazze, non ci si espone con la propria faccia, la credibilità resta pari a zero. Così come i voti accumulati

Naviga mai nei siti e/o nei portali politici, e nei blog politici? Che giudizio ne dà?

Sono un buon internauta. Cerco informazioni e notizie, ma devo dire che raramente mi appassiono ai blog e quasi mai sono stato incuriosito dal visitare i siti dei miei colleghi. Trovo invece molto interessanti alcuni portali o riviste on-line che, come quella della mia associazione, che offrono contenuti anche non di carattere esclusivamente politico.

 

Quanto è importante, per lei, il suo sito www.gasparri.it?

Ho avuto il primo incontro con la rete ben 13 anni fa. Fu molto entusiasmante. Ne nacque anche un gruppo di persone, conosciute in rete, con interessi comuni. Si formò il primo team di internauti della destra, dei veri e propri “militanti della e nella rete”. Un sito internet personale era il naturale approdo per me che avevo iniziato con navigazioni tempestose, almeno per le difficoltà di connessione. Gli sono molto affezionato. E devo dire che la gente lo segue, lo apprezza, lo consulta quando vuol sapere in quale parte d’Italia sarà a portare il mio contributo.

Veniamo all’attualità politica: se il parlamento non troverà una intesa trasversale, a maggio 2008 verranno indetti i tre referendum di riforma della Legge Elettorale. Lei pensa che si riesca ad evitarli?

Ho sempre sostenuto che il referendum era una strada utile, non certo l’unica per modificare la legge elettorale. Se l’ostracismo della maggioranza continua, allora dubito che si possa trovare un accordo e in questo caso il referendum è l’ultima ma inevitabile spiaggia. Un peccato, ma non un danno. Anche se il rafforzamento del bipolarismo e la definizione ex ante della coalizione potrebbero essere garantiti anche semplicemente rivedendo la legge elettorale vigente.

PoliticaLink ha elaborato (n.d.r., la invitiamo a leggerla, si trova al link http://www.politicalink.it/sindaco_d_italia.htm) una proposta di riforma della legge elettorale dal nome “Eleggiamo il Sindaco d’Italia” che prevede anche un ritocco alla costituzione ed equipara il sistema elettorale a quello che ha dimostrato di funzionare nei comuni, con la diminuzione del numero dei parlamentari, l’elezione diretta a doppio turno del premier, la diminuzione dei gruppi parlamentari ed una scheda unica per eleggere camera e senato, con premio di maggioranza che scatta in entrambi i rami del parlamento? Che ne pensa della nostra proposta, che tra l’altro recepisce i tre “paletti” fissati da Berlusconi, Fini e Bossi?

Il fatto stesso che vi siate impegnati a stilare una proposta di riforma della legge elettorale è sintomatica della necessità di cambiamento che avvertono i cittadini. Pieno accordo sull’elezione diretta del premier. Nessuna preclusione al premio di maggioranza. Peccato che l’accordo non possiamo farlo solo tra di noi…

Tra il “Sindaco d’Italia”, la “bozza  Calderoli”, la “bozza Chiti”, il “modello tedesco” e la vecchia “Mattarellum” quale formula preferisce? In questa fase, nessuna delle proposte può essere considerata l’unica valida. Va preso il meglio di ciascuna, con chiaro un solo obiettivo: i partiti non possono chiedere le mani libere per stabilire le alleanza dopo il voto. Il sistema deve garantire all’elettore la scelta di un governo. Si devono formare delle coalizioni e si deve indicare un premier. Nessuno si illuda che vi siano spazi per tentativi di restaurazione neocentrista, che non sono condivisi neanche dai cittadini che gradiscono il bipolarismo nelle sue diverse forme elettorali.

Se cadesse il Governo Prodi, sarebbe meglio rischiare di andare al voto con la legge elettorale attuale o meglio dar vita ad un “governo delle riforme istituzionali” per modificare le regole del gioco ed andare al voto dopo un anno? Se Prodi cade, si va a votare subito. Con questa legge elettorale. Il governo già ora si tiene in vita con il respiratore artificiale. E’ troppo lacerato al suo interno e troppe sono le toppe messe in poco più di un anno di governo. L’unica soluzione è staccare la spina subito. bastano poche apprezzabili modifiche alla legge attuale e si può ridare la parola agli elettori.

Alleanza Nazionale ha più volte spronato Berlusconi e Bossi a far nascere il Partito Unico del Centrodestra. Lei ritiene siano i maturi i tempi per la nascita del partito unico o no?

I tempi sono più che maturi e in questi ultimi mesi abbiamo dato un’accelerata considerevole in tal senso. E’ ovvio che il passaggio non può essere immediato ma graduale. E in questa tempistica An include anche la fase intermedia della federazione di partiti.

Si immagini di dover scegliere un nome per il Partito unico del Centrodestra: quale proporrebbe?

Il titolo è l’ultima cosa. Anche perché quello che finora è circolato, il Partito delle Libertà, potrebbe essere tanto semplice quanto il più efficace. Vedremo.

L’Udc e l’Udeur dovrebbero stare dentro questa nuova formazione politica?

Non possiamo confondere l’Udc di Casini con l’Udeur di Mastella. Con il primo nella Cdl abbiamo affrontato tante battaglie. Cinque anni di governo in cui non sono mancate le divergenze, ma ampiamente superate dalle cose fatte in sintonia. L’Udc è e credo resterà sempre un partito che si identifica con la storia e i valori del centrodestra. Di certo non si può dire lo stesso dell’Udeur.

Dalla sua “discesa in campo” nel 1994, sia allora che nel 1996, 2001 e 2006 Berlusconi è stato il candidato Presidente del Consiglio del centrodestra. Sono maturi i tempi di un ricambio generazionale? E quelli per applicare le primarie per la scelta del leader del Centrodestra da opporre, presumibilmente, a Veltroni alle prossime elezioni politiche?

Berlusconi è il leader del centrodestra. Se si andasse a votare adesso, lui sarebbe il nostro candidato premier. Questa storia dell’età è un falso problema. In Italia non si può diventare Presidente della Repubblica se non si è raggiunta una certa età. Al Senato i senatori a vita sono un’istituzione che proprio al governo Prodi ha dato una mano per garantire la sopravvivenza. O si cambia tutto il sistema, oppure non ha senso additare l’età del candidato premier di questa o quella coalizione.

Nel frattempo, Alleanza Nazionale, dopo la fuoriuscita di Domenico Fisichella ed Alessandra Mussolini, ha visto andar via anche Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Si può immaginare ad un partito in crisi di identità, allarmarsi, o sono da classificare come le scelte personali di quattro singoli esponenti politici?

La scelta di uscire da An è personale. Io stesso non sempre ho condiviso le scelte del mio partito e l’ho pubblicamente detto. Non per questo ho mai pensato di andar via. Oggi, in ogni caso, preferisco andare oltre, nella speranza di arrivare ad un partito più ampio che comprenda tutto il centrodestra, e nel quale a volte si va più d’accordo con uno, altre volte con un altro. Ed allora potremmo ritrovarci anche con Storace.   

Nel 2008 vi sarà a Roma un buon test politico, con il rinnovo della Provincia di Roma. Per il centrosinistra appare scontata la ricandidatura di Enrico Gasbarra, divenuto uno dei leader del Partito Democratico nel Lazio. A destra si sono avanzate finora le candidature di Luciano Ciocchetti, Udc, e di Teodoro Buontempo, ex An ed ora in “La destra”. Chi ritiene, tra i due, il candidato migliore da contrapporre a Gasbarra? O ne può suggerire un terzo, magari di An?

La situazione politica nazionale è talmente critica che per quanto vicine le elezioni provinciali sembrano lontane. Non ho ancora la dimensione di quello che potrebbe accadere, né di quali possano essere i candidati da contrapporre a Gasbarra. Di certo serve un nome forte, un personaggio di spessore che possa scardinare il tridente comune-provincia-regione.

Di questi tempi va di moda l’anti politica: Beppe Grillo è solo il più forte e dirompente esempio di scollamento tra la politica e la società civile che si avverte in ascesa. Lei crede che le eventuali liste Grillo possano avere successo? Giudica positivamente la sua entrata in politica? Crede che anche tra gli elettori di centrodestra abbia appeal e possa togliere voti?

Se tutto questo parlare avesse come fine ultimo la discesa in politica di Grillo sarebbe il trionfo dell’ipocrisia. La verità è che la casta vive e vegeta in ben altri settori. Nella magistratura, nelle università, nella sanità. Eppure non ci si può improvvisare medici, professori o giudici.

Lei ha una ricetta per far recuperare credibilità e consenso alla politica nei giovani e nella società civile?

Io scendo per la strada. In un anno giro quasi tutta l’Italia. Rispondo appena mi è possibile a chiunque mi cerchi. Mi guardo intorno. Provo ad ascoltare la gente. A chi mi contesta non dico di no. Vado a convegni, partecipo a manifestazioni, non faccio distinzioni d’età o ranghi. Non so se questa sia la ricetta giusta. Ma è quella in cui credo.

Zacchera (An): “Legge elettorale, applichiamo il modello delle provinciali alla Camera ed al Senato”

On. Zacchera, innanzitutto la ringraziamo per aver accettato la nostra intervista on-line, che noi di PoliticaLink vogliamo far emergere come forma di contatto diretto tra politica, istituzioni e cittadini. Come prima domanda, mi permetta di far conoscere ai nostri utenti il suo rapporto con

internet. Abbiamo visto che ha aperto un suo sito personale, www.marcozacchera.it  Ci spieghi i motivi.

Ho aperto il mio sito internet già da alcuni anni; l’ho fatto per permettere ai miei elettori ed agli internauti di conoscermi meglio e di seguire la mia attività politico-parlamentare. Recentemente il sito  è stato  completamente ristrutturato, arricchito di contenuti come  l’inno di Alleanza Nazionale , la galleria fotografica  etcc. Per  me il sito web è  uno strumento  di dialogo indispensabile; occupandomi di affari esteri e di italiani nel mondo , grazie alla preziosa collaborazione del mio Web master, l’ho anche reso parzialmente multilingue (la presentazione è in 11 idiomi diversi, prossimamente anche in latino!). Ho iniziato a muovermi in questo mondo web nel 2001, da assoluto dilettante, adesso internet e la tastiera mi sembrano un prolungamento della mia mano sinistra ( perché nonostante sia di AN, io sono mancino!). Soprattutto, ogni fine settimana scrivo una newsletter ( IL PUNTO) che invio via web ad una mailing list sempre più  in crescita , composta da  migliaia di lettori affezionati che poi mi inviano proposte, commenti, critiche, spunti di riflessione. Ne nasce un dialogo stimolante,  continuo e serrato tant’è che in alcuni giorni ricevo oltre 100 e-mail.. Rispondere è un impegno pesante, che spesso si conclude a tarda notte, l’impegno e la fatica che un sito richiede ad un politico e /o un parlamentare sono  ricompensati dal grande dialogo che si riesce a stabilire con i propri elettori ed i ns connazionali all’estero; non immagina quante volte grazie ai consigli, quesiti e suggerimenti avuti attraverso il sito ho potuto sollevare in parlamento problematiche del quotidiano, o di importanti casi a livello internazionale…

Quale ruolo crede che abbia oggi internet nella politica italiana? E nel futuro che ruolo può ricoprire?

Internet ha un ruolo fondamentale per la politica italiana: ha azzerato le distanze ma anche tolto un alibi ai politici;  se ti scrivono e non rispondi capiscono subito che tipo sei, così  come si capisce se a rispondere è il diretto interessato o il segretario di turno. Internet mette a nudo le caratteristiche vere della gente e soprattutto pone tutti sullo stesso piano con un contatto diretto e – volendo – immediato. Non parliamo poi dei rapporti all’estero: risolvi problemi in pochissimo tempo, azzerando le distanze  e soprattutto i costi. Le faccio un esempio: ieri notte  tre mail in successione venivano rispettivamente dall’ Australia dove era mezzogiorno, dall’Uruguay dove era pomeriggio del giorno prima e dal Sudafrica, un altro nottambulo come me! Appena qualche anno fa, per dialogare con i tre paesi appena citati avrei impiegato almeno due mesi…anche questo è il ruolo di internet! Per il futuro della politica italiana ritengo  internet uno strumento indispensabile grazie alle potenzialità che la rete offre: videoconferenze, filmati, scambio di documenti etcc  diventa, come già detto, una straordinaria forma di dialogo e di partecipazione.

Il suo partito, Alleanza Nazionale, che uso ne fa di internet? Strumento di comunicazione o anche di dialogo e di interazione con i suoi iscritti e simpatizzanti?

Alleanza Nazionale ha un bel sito, con due redattori dedicati uno per la versione italiana e l’altra madrelingue per quella inglese. Mi dicono essere uno dei siti  più visitati,  come lei avrà potuto notare è ricco di contenuti, il portale vuole essere la “casa comune” dello stesso partito, dei circoli, degli iscritti, dei simpatizzanti, un luogo d’incontro per partecipare alla vita del partito anche attraverso sondaggi, forum e chat…

Naviga mai nei siti/portali/blog degli altri partiti politici e/o dei principali esponenti politici italiani? Che giudizio ne ha, in genere, dei siti politici?

Navigare nei siti degli altri partiti politici lo ritengo molto utile  soprattutto per comprendere cosa accade in casa altrui; la rete affascina e prende tempo e come lei sa il tempo è tiranno.
Se voglio rispondere ai miei lettori – e, ripeto, lo faccio con tutti personalmente – ho poco tempo per guardare in giro, però un’occhiata la do anche perché  qualche volta si leggono cose interessanti. Uso questo sistema soprattutto per raccogliere documentazione e notare come ci siano siti molto accattivanti. Per quanto riguarda il giudizio sui siti politici, non penso sia possibile darlo in termini estetici e/o qualitativi ogni sito a mio avviso riflette la personalità del politico. Ci sono siti bellissimi ma mai aggiornati, danno la sensazione di una casa abbandonata, oppure sono così zeppi di contenuti che sembrano piste per corse agli ostacoli!!!!  Si tenga anche conto che avere un sito accattivante e soprattutto aggiornato richiede impegno, costi e competenze e quando vedo siti non aggiornati da mesi o da anni esclamo:   ecco la vetrina senz’anima! Un sito può essere bello, ma soprattutto deve essere aggiornato, utile e concreto.

Veniamo all’attualità politica: Il nostro portale ha avviato una campagna dal nome “Eleggiamo il Sindaco d’Italia” che, oltre che equiparare la legge elettorale nazionale a quella dei comuni con i necessari ritocchi alla costituzione, preveda la riduzione del numero dei parlamentari, la candidatura del 50% di donne, il ripristino del voto di preferenza, un premio di maggioranza sia alla camera che al senato su base nazionale alla coalizione che prende il maggior numero di voti, il doppio turno e la decadenza dei parlamentari che cambiano coalizione durante la legislatura. Ci può dare il suo giudizio sulla nostra proposta?

I miei lettori sanno che io ho una mia proposta elettorale, che ho risposto alla loro attenzione anche di recente nel n. 180 della Newsletter IL PUNTO che può trovare sul mio sito www.marcozacchera.it – che scaturisce alla luce di una ormai lunga esperienza . La mia proposta elettorale è molto semplice  riprende molti dei vostri punti. Il problema infatti non sono solo i “principi” di una legge elettorale ma come applicarli praticamente. Io suggerisco per Camera e Senato lo stesso sistema già in uso per le elezioni provinciali in cui si indica un candidato presidente della provincia (qui sarebbe il premier) con liste collegate di partito che in un singolo collegio (di circa 130.000 abitanti per la camera, il doppio per il senato, con i numeri di oggi) presentano ciascuno il proprio candidato. Alle liste del premier vincente vengono attribuiti almeno il 55% dei seggi, da dividersi nelle 20 regioni, ciascuna a base di una circoscrizione regionale. Posto che al partito X spettino 6 seggi in quella regione diventano parlamentari i candidati dei 6 collegi in cui quella lista di partito ha avuto la percentuale più alta. Così facendo avremmo certezza di maggioranza, una proporzione tra i partiti con scelta dell’elettore e non dall’alto e saremmo sicuri che eletti sarebbero i migliori candidati di ogni lista e non – com’è oggi – che si è eletti se si ha la ‘fortuna’ di essere in cima alla lista  e poco contano i meriti personali. Eviteremmo i costi assurdi del voto di preferenza - che fu abolito ben 15 anni fa proprio perché favoriva i ricchi e non la qualità degli eletti – inoltre non servirebbe il doppio turno. Circa la vostra specifica proposta concordo sulla riduzione del numero dei parlamentari, accompagnata però da una analoga riduzione dei consiglieri regionali (che costano ben di più del parlamento) e – per legge – del numero di ministri e sottosegretari. Sono contro le quote rosa: sono umilianti per le donne e poi la quota del 50% è ridicola perchè al massimo ci può essere una quota di garanzia. Avrei però un’altra proposta: se per aprire un bar ci vuole un certificato di iscrizione alla Camera di Commercio che attesta le tue capacità professionali, occorre che per candidarsi a specifici posti (penso a sindaco, parlamentare ecc.) occorrano alcuni requisiti e parametri di legge (esperienza in cariche pubbliche precedenti, oppure di livello culturale) ad evitare che a governare siano persone qualitativamente incapaci…pensateci! Se poi sei eletto con un partito devi restarci iscritto o ti dimetti dalla carica, se sei eletto come persona autonoma continui ad esserlo perchè non puoi godere dei voti dei “supporters” del tuo partito e poi tagliar la corda passando al nemico o mettendoti in proprio!

Lei crede che si possa trovare un’  intesa in parlamento per il varo di una nuova legge elettorale prima del Referendum o crede che sia necessario il voto e poi una legge che ratifichi la volontà referendaria?

Una seria riforma elettorale necessita di dialogo tra maggioranza e opposizione, e con l’attuale clima politico ed i problemi all’interno della stessa coalizione di governo avrebbe l’effetto di un morso di serpente avvelenato. Spero solo  che Prodi vada a casa presto e si torni a votare, poi si faccia “senza condizionamenti” e  seriamente una riforma elettorale  che permetta di indicare chiaramente chi governa, io sono per il presidenzialismo e l’elezione diretta da parte dei cittadini di tutte le nomine-cardine del sistema:  dal sindaco al Presidente della Repubblica che dovrebbe contare così molto di più. Una buona legge elettorale dovrebbe essere capace di rispettare la volontà dell’elettore e garantire stabilità di governo alla coalizione e/o candidato vincente. Di queste e di tante altre cose ne parlo nel mio  libro “Staffette” in cui cerco di spiegare le mie scelte e le mie esperienze politiche ai giovani di oggi attraverso  un ideale passaggio di consegne.

Se passassero i referendum, inevitabilmente si avvierebbe una accelerazione del processo invocato da Fini riguardo alla nascita del partito unico del centrodestra. Lei crede che quella sia la strada migliore?

Assolutamente Sì, bipolarismo significa due schieramenti coesi ed i micro-partiti con il loro potere di ricatto sono il cancro della politica italiana, un fenomeno che sta ingigantendosi e degenerando la stessa azione politica. L’Italia ha bisogno di scelte coraggiose e concrete che si possono fare solo se chi comanda non possa essere troppo ricattato o condizionato: se fallisce gli elettori lo puniranno, ma se viene bloccato subito da contro-ricatti e pressioni non si parte mai ed il paese decade come sta avvenendo ora! Piuttosto il programma di ogni schieramento deve essere chiaro, preciso, con un riferimento importante ai valori di riferimento.

Quanto danneggerà An la fuoriuscita di Francesco Storace e la nascita del suo partito “La Destra”?

Storace ha sbagliato ad uscire da AN anche perché poteva sostenere le sue tesi nel partito e non “contro” il partito. La vedo come una manovra sponsorizzata da chi ha interesse a depotenziare Alleanza Nazionale ed alcuni che vi hanno aderito lo hanno fatto solo perché temevano di non essere più candidati. Alcune cose che sostiene Storace sono giuste, ma non le dice solo lui….vede  io sono per una progressiva evoluzione di AN verso un “Country Party”, ovvero un grande partito radicato nel paese su posizioni di una destra moderna, aperta al sociale, che difenda i piccoli e le categorie e quindi garante dell’ordine, della sicurezza, con paletti all’immigrazione ed allo strapotere dello stato. Vedo Sarkozy, e mi piace.! Posizioni divergenti e/o contrastanti all’interno dello stesso partito offrono spazio al dialogo ed al confronto  non necessariamente portano allo scontro ed alla fuoriuscita dal proprio partito!

La sua scheda personale, sul sito della camera dei deputati, denota un suo particolare attivismo, soprattutto come presentatore di proposte di legge come primo firmatario, ben 9. Tutti noi sappiamo che sono pochissime le proposte di legge, specie provenienti dai banchi dell’opposizione, che si tramutano in leggi vere e proprie. Se avesse la facoltà di farne approvare una, a quale darebbe la sua priorità? E perché?

A proposito di attivismo, dalla ricerca pubblicata sulla rivista   “IL DUEMILA” mi ha sorpreso ed anche  soddisfatto scoprire di essere stato il deputato “più produttivo” dell’intero Parlamento nel primo anno della XV legislatura ( considerando interventi, atti parlamentari, iniziative ) perché in cuor mio ritenevo non aver fatto abbastanza….Ma tornando alle proposte di legge  quella che vorrei fosse approvata è - una legge “tecnica” che  propongo contro lo strapotere delle banche ai danni dei consumatori e degli utenti. In gergo la n.  2165 - Disposizioni a tutela dei piccoli risparmiatori danneggiati dal default dei titoli del debito pubblico argentino” presentata 24 gennaio 2007.

Il mio caso sono i bond argentini, ma più in generale vedo un’ infinità di soprusi imposti a tutti noi da banche, assicurazioni, grandi compagnie ed a questo mi ribello. Lo facevo quando ero orgogliosamente un consigliere comunale del MSI - allora destra emarginata - lo sostengo ancora oggi, ogni giorno, facendo il parlamentare.